Di eroi, errori e fiori. Alla regia Giovanni Princigalli

Cosa rende tale quello che chiamiamo eroismo? (Arrivare ad) afferrare la meta prefissata, conquistarne il possesso, reale o metaforico che sia? O piuttosto i gradini fabbricati per attraversare la distanza che ci separa da ciò che desideriamo, avendo come materia prima  creatività e fatica? Allora serve coraggio. Bisogna fare il proprio coraggio. Costruire un cammino. Il viaggio ( fisico e/o mentale) come seme da cui germoglia un’identità.

Un filo, questo, che lega passato e presente dimostrando come tutto si tiene. Un tempo gli italiani emigravano in cerca di riscatto, di un nuovo senso e dignità, per sé, ma soprattutto per chi sarebbe venuto dopo di loro. Oggi, sono piedi e testa dei popoli per secoli vampirizzati dagli occidentali, a mettersi in moto per spinta altrettanto forte e simile in parte. Sono questi i tasselli che disegnano l’opera del pugliese Giovanni Princigalli, regista cinematografico (e non solo), che attualmente vive e lavora a Montréal.

Dopo la laurea in Scienze Politiche (indirizzo storico-sociale) conseguita a Bari con Franco Cassano, Princigalli si specializza in sociologia economica e della cultura; in seguito intraprende gli studi cinematografici con Giuseppe Piccioni, Umberto Contarello e Carlo Alberto Pinelli. Lo sguardo del regista pugliese ha raccontato molte storie. Ci ha parlato dei Rom rumeni del quartiere Japigia di Bari (“Japigia Gagì”) , della Notte della Taranta; ha dato voce alla memoria degli emigrati italiani in Canada (“Ho fatto il mio coraggio”, “Gli errori belli”, “Prima o dopo Sant’Anna”), ed a desideri e paure delle donne africane, divise tra ricerca di sé e ricerca dell’amore (“I fiori alla finestra”).  Alcuni anni fa Princigalli ha poi fondato una casa di produzione che si chiama Héros fragiles.

Talmente articolato e ricco di ramificazioni il percorso del regista pugliese, che viene voglia di farlo raccontare dalla sua viva voce ( qui trovate la mia intervista a Princigalli). Di certo, parlando di eroi fragili, immediata torna alla mente l’immagine di quel fiore con le scarpe a ricordarci che la bellezza di ciò che vive è nel suo continuo farsi, camminando. Compresi inciampi e ginocchia sbucciate.

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