Black box, spy story 2.0

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Suspence, attesa, serialità: erano questi gli ingredienti vincenti dei romanzi d’appendice ottocenteschi. Oggi, attraverso i social network, la ricetta può essere ripresa e rivisitata con risultati interessanti, come dimostra Black Box, racconto di Jennifer Egan (Premio Pulitzer per la narrativa nel 2011 con “Il tempo è un bastardo”) ideato e realizzato appositamente per la pubblicazione su Twitter. Già in passato la scrittrice si è dimostrata sensibile a sperimentare e ibridare nuove modalità espressive. Ne “Il tempo è un bastardo” un intero capitolo era infatti costituito da una presentazione in Power Point

In Italia, Scatola Nera è stato pubblicato sull’account Twitter della casa editrice Minimum Fax per sette giorni; ogni sera a partire dalle 22 era disponibile on line una puntata del racconto, che risultava quindi composta da porzioni di testo della lunghezza di 140 caratteri (l’equivalente di un tweet). La stessa veniva poi ripubblicata su Minima & Moralia la mattina seguente. Dal 1 novembre Black Box è disponibile in e-book e si può acquistare dal sito di Minimum Fax.

Scatola Nera è una spy story al femminile. In un’intervista ad Elena Stancanelli, così Jennifer Egan spiega com’è nata l’idea del racconto: “è successo in maniera naturale. Da un po’ di tempo mi cullavo con l’idea di scrivere una spy story al femminile, e quindi di esplorare il regno del noir in tutta la sua estensione. Twitter, per la sua doppia valenza pubblica e privata, mi è sembrato molto vicino all’idea dello spionaggio. C’è qualcosa di intimamente segreto nel linguaggio di Twitter. Una voce narrativa che si fosse espressa attraverso i tweet, avrebbe contenuto naturalmente questa ambiguità pubblico/privato. Il registro mentale di una spia compresa nella sua missione, si sposa con facilità a questo tipo di struttura”.

L’iniziativa di Minimum Fax ha scatenato un’ampia partecipazione, un coinvolgimento profondo da parte dei lettori, come dimostrano i commenti, sotto forma di tweet, che hanno accompagnato la pubblicazione delle varie puntate di Black Box. Antonella Pulice@antopu1  scrive “@minimumfax #Scatola nera e’ un po’ come carosello per i miei genitori. Dopo l’ultimo tweet tutti a dormire”, marco montanaro@il_Malesangue  “@minimumfax “stasera vi ho seguiti in diretta. esperienza straniante, funziona perché lega bene la trama alla natura del mezzo-twitter. olè!”. Antonio Graniero@antoniograniero  “Ogni tweet è indipendente e funzionale. Cerchi concentrici. Scatole cinesi. #ScatolaNera @minimumfax”).

 

La struttura del racconto, come pure il canale scelto per pubblicarlo, hanno consentito al pubblico di essere parte attiva nella ri-costruzione della storia e dei profili dei personaggi, il tutto in base al proprio specifico “fabbisogno” di lettrice/lettore. “Cucire” insieme i tweet restituiva il senso dello sviluppo del plot, senza compromettere comunque l’autonomia e completezza di senso di ciascun tweet. Al contrario, come ha rilevato qualcuno , questi rappresentavano una sorta di raccolta di “aforismi 2.0”.

 

Al momento non abbiamo elementi sufficienti per ipotizzare se – e in che modo – Twitter modificherà il rapporto testo-lettore. Tuttavia, per chi conosce un po’ la storia dei mass media, viene spontaneo provare a immaginare come avrebbe “letto” Marshall Mc Luhan questi eventi. Probabilmente ci avrebbe offerto spunti di riflessione sotto forma di metafore, ed immagini mentali assai evocative. Avrebbe messo in evidenza gli elementi che Twitter ha ereditato dai media esistenti, ed in cosa invece è radicalmente nuovo. E alla sua maniera ci avrebbe spiegato se – e perché – Twitter può essere considerato un medium caldo o freddo.

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