Austenland … quando la finzione diventa realtà, comincia l’incubo

Immedesimarsi in un romanzo al punto da plasmare la propria esistenza a immagine e somiglianza di questo, perdendo il senso della realtà e la consapevolezza di ciò che si è. Per quanto possa sembrarvi assurdo, è quello che capita alla protagonista di Austeland (Alla ricerca di Jane), film diretto da Jerusha Hess e interpretato da Keri Russell, Jennifer Coolidge, J.J. Feild, Georgia King, Ricky Whittle e Bret McKenzie.

Jane Hayes (Keri Russell) è una single che, alla soglia dei 40 anni, ha incentrato la sua vita sulla (ri) lettura compulsiva dei romanzi di Jane Austen e, in “omaggio” all’autrice, ha trasformato la sua casa in una sorta di (terrificante) mausoleo dell’epoca Regency. La “ciliegina” sulla torta è il cartonato di Mr Darcy, interpretato da Colin Firth nell’adattamento televisivo targato BBC di Orgoglio e pregiudizio, che campeggia talmente saldamente nel suo salotto, da scoraggiare qualsiasi corteggiatore. Mentre la sua migliore amica comincia a dubitare seriamente della sua sanità mentale, Jane pensa bene di dilapidare i suoi risparmi regalandosi un soggiorno a Austenland, terrificante parco a tema in cui sono ricostruiti maniacalmente ambientazione, atmosfera e personaggi della scrittrice britannica.

Condividono l’esperienza con Jane la sguaiata Elizabeth Charming (Jennifer Coolidge), la bionda svampita Amelia Heartwright (George King), lo spigoloso Henry Nobley (JJ Feild), novello Mr. Darcy, e il belloccio George East(Ricky Whittle), attore di soap-opera (presumibilmente pornostar) che a Austenland impersona il gigolò più ambito (?).

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In un tripudio di pizzi, cavalli, bucolici paesaggi e amene conversazioni, il tutto all’insegna di un kitsch che rasenta il grottesco, Jane sembra essersi ritagliata un’oasi di verità e passione in cui potersi rifugiare. Finchè non scopre che – forse – finzione e autenticità non sono dove lei ha creduto di trovarle …

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Austenland, che è ispirato all’omonimo libro di Shannon Hale, è stato prodotto da Stephenie Meyer, autrice della serie letteraria di Twilight. Dal canto suo la regista,Jerusha Hess ha all’attivo, insieme al marito Jared, commedie anticonvenzionali tra cui Napoleon Dynamite o Gentlemen broncos. A modo suo anche questo filmricerca una sua tipicità, anche attraverso la duplicità dei pareri che ha scatenato.Qualcuno infatti ha sottolineato la capacità della Hess di far “sentire” allo spettatore la mediocrità delle figure rappresentate: «su una struttura abbastanza canonica, la regista e adattatrice costruisce un racconto spietato attraverso un uso straniante dei personaggi (specialmente i comprimari), mettendo in scena la parte peggiore di ogni essere umano coinvolto, non risparmiando sane iniezioni di squallore quando è necessario (con evidenti risultati comici) per attenuare la melassa e mettere in evidenza l’orrore della meschinità umana intenta ad accattivarsi benevolenza e denaro e infine applicando il necessario grado di distacco emotivo quando necessario per poi riavvicinarsi nelle scene determinanti».

Altri, invece, hanno evidenziato il cocktail letale originato dagli intenti romantici legati alla storia e la demenzialità di alcuni personaggi e delle scenette che questi innescano: «Austenland ha la carta d’identità di una zuccherosa commedia rosa, ma l’animo del cinepanettone (alcune gag sono indegne dei peggiori abissi marchiati Boldi / De Sica) e l’essenza di un prodotto che più trash non si potrebbe, benché non ne abbia la piena consapevolezza».

Tuttavia, sebbene il film non si possa dire effettivamente riuscito, proprio l’agghiacciante –  e forse involontario – senso d’imbarazzo che alcune scene sono capaci di suscitare, può indurre lo spettatore a riflettere e chiedersi: «quante volte, consapevolmente o no, ho trasformato la mia relazione in una specie di Austenland?». Perciò, chi scrive condivide in pieno le notazioni di colui che, recensendo il film, ha detto: «anche se il finale si chiude nella maniera più canonica possibile, nella mente rimane una carrellata di personaggi e di scenari (per non dire le comparse!) di un’amarezza irredimibile rara, un campionario di umanità minuscola e misera, un atto di sfiducia nel genere umano che le commedie romantiche non percorrono mai».

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