Segreti e bugie, ritratto di famiglia tra verità nascoste e affetti negati

Quanto può essere doloroso, per un figlio adottivo, tentare di ricostruire la propria storia biologica? Quanto coraggio è necessario, per intraprendere un percorso di “scavo” in cui tutto, a parte l’inizio, è praticamente un’incognita? Sono questi alcuni degli interrogativi attorno a cui ruota Segreti e bugie, film del 1996 scritto e diretto dal regista inglese Mike Leigh.

«Se hai un limitato tempo a disposizione cerchi di mettere ordine nella vita». Questo è il motto di Hortense ( Marianne Jean-Baptiste ), optometrista trentenne di colore decisa a rintracciare la madre naturale dopo la morte di quella, molto amata, adottiva. Inizia quindi una ricerca dall’esito imprevedibile e spiazzante per entrambe le parti e, superata l’iniziale paura mista a diffidenza, Hortense si accorge di condividere insospettabili affinità caratteriali con la fragile Cynthia (Brenda Blethyn), che l’ha messa al mondo giovanissima e poi data via immediatamente. Nasce così un rapporto che proietta la giovane donna in una famiglia completamente diversa dalla sua, in cui, nonostante il profondo affetto che lega Maurice (Timothy Spall), fratello di Cynthia, e la moglie Monica (Phyllis Logan) alla nipote Roxanne (Claire Rushbrook), si annidano molteplici focolai di tensioni, alimentati per anni dall’ostinato silenzio dietro cui ognuno di loro si è trincerato. Che sia proprio il compleanno di Roxanne l’occasione per far deflagrare segreti potenzialmente letali, offrendo a ciascuno dei legami in gioco l’opportunità di un nuovo inizio?

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A proposito del film, vincitore della Palma d’oro per il miglior film, hanno scritto: «Segreti e bugie sta a Voglia di tenerezza come Full Metal Jacket a Rambo», e in riferimento al regista, Danese ha  rilevato che «la cinepresa di Leigh riceve i personaggi, non li segue, non li cerca».  Ciò che rende inconfondibile e preziosa la pellicola, è il fatto che riesce a essere, contemporaneamente, estremamente toccante e meravigliosamente pudica nel tratteggiare gli stati d’animo che investono Hortense e Cynthia al momento della reciproca scoperta. (In tal senso, meritatissima la Palma d’Oro come miglior attrice assegnata aBrenda Blethyn). Le delicate dinamiche che si creano  tra le due nella fase iniziale di conoscenza vengono sfiorate con delicatezza, e suggerite svelando solo pochi elementi, lasciando allo spettatore il “compito” di ricostruire per intero il mosaico. Tale scelta stilistica dimostra grande rispetto e attenzione per una tematica, come quella trattata, ad alto tasso emotivo, difficile da raccontare senza scadere nel pietismo e nella deriva melensa dei personaggi.  L’incontro tra Hortense e Cynthia regala a entrambe una metamorfosi commovente: lo spettatore ritrova pezzi di sé in una  e/o nell’altra,  anche in base alla propria sensibilità e al proprio vissuto. In tal senso, ci sono scene così intense, da far venire la pelle d’oca.

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Segreti e bugie ha il merito di accompagnare per mano il pubblico all’interno di una storia lacerante e trasformativa, suggerendo molteplici spunti di riflessione che riguardano le relazioni umane ( e familiari) a tutto campo, anche al di là del tema specifico dell’adozione. Un’occasione, questa, per (ri) pensare la nostra concezione di famiglia, e chiederci se – e quanto – facciamo per prendercene cura.

locandina Segreti e bugie Mike Leigh

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