Paola Scialpi/In rosso e in nero

L’essenza di un quadro è la voce con cui si esprimerebbe se gli fosse concesso suono, e la coerenza di quest’ultimo con la componente cromatica sarebbe diretta conseguenza del grado di autenticità e disponibilità con lui l’artista ha approcciato la tela. Così, se le opere della salentina Paola Scialpi potessero parlare, avrebbero il timbro nero, penetrante e magnetico come il caffè, di Angelo Infanti, o quello rosso sangue, indomito e appassionato, di Anna Magnani. O niveo, altero e immortale, come Virna Lisi.
Energia, sensualità e dissacrazione sono solo alcuni dei temi che attraversano i lavori dell’artista, facendosi carne attraverso le figure plasmate. Buona parte della sua quarantennale carriera ha preso le mosse dall’assunto secondo cui la pittura è un veicolo d’informazione: così fino agli anni Novanta Paola Scialpi ha “utilizzato” l’arte per affrontare questioni  attuali e spinose come l’immigrazione e la prostituzione minorile. In tal senso, un punto di rottura è rappresentato dal ciclo di lavori intitolato “Tango” nato invece, per sua stessa ammissione, dalla volontà di rendere omaggio alla passione per il ballo argentino coltivata dai genitori. In queste opere «non c’è posto per l’essere maschile, spesso relegato in secondo piano, proprio mentre risuonano le note della danza e mentre una donna archetipo della leggendaria Eva si serve del tango per sfoderare le sue “armi” migliori in fatto di seduzione. Una gamba tornita che fa capolino tra le balze di una gonna rossa o una scollatura ardita e generosa la fanno diventare vera e indiscussa protagonista di un percorso di seduzione che, rifuggendo da baluardi di fumose rivendicazioni, conquista l’uomo, il quale si lascia morbidamente trascinare nel vortice ritmato della passione».
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TANGO

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