Submarine, quanto è deliziosamente complicata la vita a 15 anni (e anche dopo)?

Perdersi in un tramonto che ha il sapore della scoperta della vita. Perdersi nell’impazienza vorace di assaggiare tutti i gusti attraverso cui si manifesta. Desiderio, emancipazione, mancanza. Chi non ha provato almeno una volta tutto ciò? Probabilmente la maggior parte di noi ha conosciuto queste sensazioni affacciandosi all’adolescenza. Emozioni sostanzialmente universali, eppure uniche e irripetibili nel modo in cui ciascuno le “indossa”. E questo rende un film come Submarine, di Richard Ayoade, prezioso e nutriente.

Galles, anni Ottanta. Il quindicenne Oliver (Craig Roberts), a dispetto di una fervida immaginazione che prende a volte il sopravvento sulla realtà, ha le idee piuttosto chiare su ciò che desidera dalla vita. Le sue priorità sono perdere la verginità prima del prossimo compleanno, e favorire il riavvicinamento dei genitori (Sally Hawkins e Noah Taylor). Il ragazzo è infatti convinto che i due siano sul punto di divorziare a cause delle “interferenze sentimentali” provocate da Graham (Paddy Considine), un bizzarro vicino di casa. Così, si divide tra l’agrodolce storia con la spigolosa Jordana (Yasmin Paige) e i periodici controlli all’interruttore della camera da letto di mamma  e papà, volti a verificare lo “stato di salute” della loro intesa sessuale.

Sono giorni di una pienezza bruciante, che hanno il sapore inconfondibile della salsedine, e l’odore penetrante di un cerino che brucia ingordo d’aria. Ma fare l’amore non è l’unico modo di perdere la verginità, e Oliver sconterà sulla propria pelle lo “scotto” che esige questa cruda presa di coscienza. E non è detto che, passare attraverso una serie di “prove del fuoco” – non solo metaforiche – sia poi così tremendo.

Submarine (2010), basato sul romanzo premio Curtis Brown di Joe Dunthorne, è l’opera primadi Richard Ayoade, attore comico noto ai più per aver interpretato il ruolo di Moss nella serie The IT Crowd e quello di Saboo in The Mighty Boosh.In precedenza aveva scritto e diretto il corto AD/BC: A Rock Opera e, tra le altre cose, i video musicali di The Arctic Monkeys, dei Yeah Yeah Yeahs, dei Super Furry Animals e dei Kasabian.

Nonostante la storia, una sorta di racconto di formazione letto attraverso gli occhi di Oliver, riecheggi il cinema di Wes Anderson, la sua peculiarità è il tono introspettivo, pervaso da una soffice malinconia; non c’è nulla di edulcorato e patinato nel cammino intrapreso dal ragazzo. A tal proposito hanno scritto: «anche quando rasenta una, voluta, vena caricaturale in alcuni dei personaggi, riesce sempre a mantenerla in una sorta di intelligente trasfigurazione della realtà, conservando così la solidità di un’opera capace di penetrare nel profondo con piccoli tocchi di credibile magia». La psicologia dei personaggi viene tratteggiata con cura, il che li rende autentici e vicini al pubblico; particolare attenzione viene riservata ai dialoghi, efficaci anche nei passaggi di voice-over di Oliver. Le interpretazioni di Craig Roberts (proveniente dal piccolo schermo) e Yasmin Paige (2 young 4 me, Un fidanzato per mamma, Tooth) risultano incisive e convincenti, in quanto i due ragazzi donano carattere e intensità a Oliver e Jordana. E il contributo degli attori adulti, tra cui la vincitrice del Golden Globe  Sally Hawkins (Happy go lucky, Never Let Me Go), Paddy Considine (La fine del mondo, Hot fuzz) e Noah Taylor (E morì con un felafel in mano, La fabbrica di cioccolato) non è da meno.

Ayoade elabora un proprio stile, arrembante e fortemente visivo, sospeso tra fumetto e cinefilia, ma ancorato a una sceneggiatura delineata con precisione, e giocata sul filo del rasoio tra immaginazione, solitudine e una tristezza palpabile ma feconda di grandi energie e speranze. «Un autentico gioiello, impreziosito dalle bellissime (di per sé, ma anche per come sanno dialogare con le immagini e con la storia) canzoni di Alex Turner di The Arctic Monkeys».

Il filmè stato presentato in anteprima al Toronto Film Festival, suscitando reazioni estremamente positive, quindi è stata la volta del Sundance e di Berlino, per poi approdare nel Regno Unito e in seguito negli Stati Uniti, con la produzione di Ben Stiller.Dispiace che al momento non sia prevista l’uscita in Italia, tuttavia il film è stato trasmesso in anteprima per il nostro Paese da Raimovie.

«Submarine è un continuo condensato di dolceamaro», hanno scritto. Se fosse uno stato d’animo, sarebbe la nostalgia che avvolge i primi giorni di autunno, tra settembre e ottobre, in cui il tepore del sole e i capelli schiariti dal  mare convivono con i primi bruschi acquazzoni e le foglie che scrocchiano sotto i piedi senza contrasti di sorta. Submarine è il palpito che ci accompagna ogni volta che scopriamo un nuovo pezzo della realtà, a 15 come 35 o 65 anni. E’ il retrogusto di speranza che resta, indelebile, sul palato della vita, a dispetto di delusioni, avversità e perdite che, stratificandosi negli anni, sembrano voler complottare per sbarazzarsene. Si tratta, in conclusione, di «un film emozionante  e semplice che ci chiede senza troppi pudori di innamorarci di lui – e a cui, francamente, non sapremmo come o perché dire di no».

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