Perchè “La ferita del caffè”?

Trieste, agosto 2012, una vacanza improvvisata ma salvifica, una lotta convulsa con l’inferno climatico … e con quello interiore. Una mattina, mentre tentavo (malamente) di camuffare il malumore d’ordinanza davanti alla proprietaria del b & b fin troppo ciarliera, quest’ultima, per descrivere la spaccatura che divide in due il chicco del caffè, usò l’espressione “la ferita del caffè”. Fu come se mi avessero dato una sberla in pieno viso. Quella definizione mi sbalordì e affascinò, perché, pur essendo una caffeinomane, non avevo mai pensato al caffè in quei termini, e fu come veder capovolto il proprio punto di vista sulle cose. Quella bevanda che am(av)o era diventata sangue fragrante … e da allora ho deciso di andare in cerca di altre meraviglie sgorgate da una ferita.

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